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Boyhood (2014)

Boyhood

Il tempo passa, il tempo vola, porco judo c’ho trent’anni.

Non farò mai una top 10 definitiva dei miei film preferiti, principalmente perché vedo film di continuo e molto probabilmente cambierebbe spesso. Inoltre il più delle volte la scelta dipenderebbe dal mood e noi di CheCult! questo lo sappiamo bene. Ma se dovessi prendere in considerazione dei candidati che potrebbero rientrare in quella classifica, allora Boyhood sarebbe sicuramente in prima linea, insieme a CollateralHeatIl superpoliziotto del supermercato. Eppure questo è un film che non gode della considerazione che meriterebbe.

Nessuno prima di Richard Linklater aveva riunito lo stesso cast (e la stessa crew) ogni anno per dodici anni per girare un film che seguisse l’infanzia e l’adolescenza di un giovane ragazzo americano. Che Linklater fosse intrigato dal concetto di tempo lo avevamo capito dalla trilogia composta da Before SunriseBefore SunsetBefore Midnight, ma Boyhood, in quest’ottica, è il suo capolavoro. A me piace pensarlo come una matrioska temporale: 12 anni, 45 giorni, 2 ore e 45 minuti. Non do i numeri, non ancora. Il primo è il tempo intercorso tra il primo e l’ultimo ciak, il secondo è il tempo effettivo di riprese nell’arco dei dodici anni e il terzo è la durata condensata dei primi due.

Non c’è nulla che faccia più effetto del vedere crescere davanti ai propri occhi il piccolo Mason, taglio di montaggio dopo taglio di montaggio, in un tempo così breve, e insieme a lui vedere crescere e invecchiare anche il resto del cast. Un cambiamento così naturale e così familiare non lo puoi ottenere né con chili di trucco addosso, né con maghi degli effetti speciali. Scorsese ne sa qualcosa. Perché il punto di Boyhood è proprio questo: non stiamo semplicemente guardando una vita come se fosse un documentario, noi stiamo rivivendo ricordi che sono tanto di Mason, quanto i nostri. A meno che non abbiate sette anni e ancora dobbiate vivere quelle situazioni, ovvio. Non vengono necessariamente mostrate grandi tappe o chissà quali storie, quanto piuttosto le piccole cose che ruotano intorno a quelle grandi tappe e che restano più aggrappate alla nostra memoria. Quella di Mason è una vita come tante altre: forse per questo così vera, forse per questo così interessante.

C’è una frase di Linklater in una featurette del film, che rappresenta bene la sensazione che si ha guardando Boyhood: “ad un certo punto non stai più crescendo, stai invecchiando. Ma nessuno è in grado di individuare quel momento con precisione“. Quando sei un bambino, e poi un adolescente, non hai la minima idea di quanti cambiamenti tu stia affrontando e la percezione che hai è che avvengano molto lentamente. Se potessi riguardarli dall’esterno oggi, sapresti quanto in realtà sia stato tutto solo poco più di un attimo che, rullo di tamburi per la grande rivelazione che ormai sappiamo tutti, non tornerà più. E magari scopriremmo che dodici anni sono durati davvero due ore e quarantacinque minuti. Per questo Boyhood è il modo migliore di apprezzare il tempo che abbiamo ancora davanti.

Durata:

  • 2h 45min.

Sceneggiatura:

Colonna sonora:

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    Kult Russell

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