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Strange Days (1995)

Strange Days

La tecnologia al servizio dei depravati.

Avete una GoPro? Bene, e che ci registrate? Le vostre sciate, le escursioni in mountain bike, le nuotate e giù valanghe di like a consolarvi. Ora, immaginate che oltre al video abbiate registrato anche le emozioni e le percezioni sensoriali di quell’esperienza. Ecco, in Strange Days viene inventato uno strumento in grado di svolgere la funzione. Ma che succede quando si inventa una tecnologia dal così grande potenziale? Pensate a internet: condivideremo idee, tecnologie, culture e balleremo felici in un nuovo rinascimento! No, è diventato la più grande bacheca pornografica della storia umana e Checult! per quando vi siete stufati del porno. Quindi che aspettarsi da una cosa del genere? Avranno immortalato il compleanno della nonna per rivivere le straordinarie emozioni del soffio delle candeline con il phon. Col cazzo: solo sesso, rapine, e chi più ne ha ne metta.

Lungi da me deprecare i video della nonna ma purtroppo non vendono quanto quelli sporcaccioni che al contrario godono di grande considerazione nel florido mercato nero. Come ben sa Lenny: il Babbo Natale del subconscio, un ex poliziotto a pezzi che vende pezzi della vita altrui. Vive nei ricordi registrati di un amore finito e per questo viene trascinato a fondo in una storia fatta di complotti e crudi omicidi.

Ne esce un noir fantascientifico sporco e duro, in una Los Angeles tutt’altro che hollywoodiana, fatta di rivolte e bassifondi, il tutto incorniciato in un’ambientazione figlia del cyberpunkStrange Days è un cult che fa discutere per i temi attualissimi (siamo alle soglie del XXI secolo) che potete snocciolare con i più avvezzi, spaziando dalla moralità della tecnologia fino al razzismo, derubricando a fake news il pensiero che le donne non dirigano film tosti. Stai ancora pensando alla nonna? Smettila, abbandonati e fatti un filo-viaggio con Strange Days.

Pillola finale: Strange Days condivide il titolo con l’omonima canzone dei The Doors, suonata nel film dai Prong con Ray Manzarek, storico tastierista dei The Doors.

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