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Heat (1995)

Pacino vs. De Niro per la prima volta e la miglior sparatoria della storia del cinema per uno dei migliori crime/neo-noir/action/thriller di sempre. Devo aggiungere altro?

Per rendere al meglio il significato più profondo di Heat partirò con un aneddoto, o meglio, una leggenda. Sia che lo abbiate già visto oppure no, saprete sicuramente della scena nella tavola calda. Se non lo sapete, state tranquilli, non è uno spoiler.

Nella scena in questione, sebbene avessero già recitato nello stesso film (Il Padrino parte II), si incontrano per la prima volta sullo schermo Al Pacino e Robert De Niro. Per molti anni si è diffusa la leggenda che quella scena nella tavola calda fosse stata girata con delle controfigure, essendo tutta in campo e controcampo, e che Pacino e De Niro non fossero mai stati contemporaneamente sul set. C’è un motivo per questo e non è il presunto attrito che veniva attribuito a Pacino e De Niro, che invece girarono effettivamente la scena insieme. Due attori che nel 1995 dominavano il cinema americano da oltre vent’anni, entrati ormai nell’immaginario comune come fossero a loro volta due personaggi. Fino ad allora erano stati due entità separate e parallele per via di aspetti comuni: l’aver lavorato allo stesso leggendario film di Coppola nel ruolo di padre e figlio, l’essere stati attori feticci di Brian De Palma e le origini italiane.

Quando Michael Mann decise di trasformare la sceneggiatura di Heat, che lo fissava dal comodino da ormai una decina d’anni, in un lungometraggio per il grande schermo, le prime due opzioni per i ruoli di protagonisti furono esclusivamente loro. Da un lato De Niro è Neil McCauley, criminale spietato e preciso come un orologio svizzero, che vive secondo un credo: non fare entrare nella tua vita niente da cui non possa sganciarti in 30 secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l’angolo. Dall’altro Pacino è Vincent Hanna, detective inarrestabile della Polizia di Los Angeles, che antepone il proprio dovere alla famiglia. La terza grande protagonista è proprio la città californiana che ingloba gli altri due e immerge il racconto nelle proprie atmosfere cupe, con una maestria che solo Michael Mann è riuscito ad ottenere in questo genere, tanto che Collateral può considerarsi un seguito spirituale di Heat.

I due si trovano separati da una linea, che è in realtà uno specchio, consapevoli entrambi di essere uno sulle tracce dell’altro. Se uno si muove, si muove anche l’altro, anche se lo specchio che li divide riflette in senso opposto le loro azioni. Nessuno dei due è il bene o il male assoluto, entrambi tendono a lati opposti di un codice morale che in larga parte condividono: la giustizia e il crimine. Heat è una partita a scacchi fatta di appostamenti, rapine, sparatorie, omicidi e vendette tra due antieroi “western” e le loro rispettive bande. Lo stesso detective interpretato da Pacino definirà la propria natura, e quindi quella del suo rivale, in un dialogo con la sua futura terza ex moglie: “All I am is what I’m going after”. Tutto ciò che sono è quello che inseguo. Di fatto quindi Hanna e McCauley sono due facce della stessa entità, e chi meglio di Pacino e De Niro poteva rendere questo concetto? Ecco perché è nata la leggenda che i due non potessero aver girato insieme la famosa scena nella tavola calda: era impossibile che fossero presenti entrambi nella stessa stanza essendo la stessa persona. Una sensazione che, riguardando il film oggi che Pacino e De Niro hanno recitato assieme anche in un altro film come Sfida senza regole, rimane immutata come fosse sempre la prima volta. Questa è la magia di Heat e di Michael Mann. Questa è la magia del cinema.

P.S. Dopo aver visto Heat provate a riguardare Il cavaliere oscuro e vi accorgerete che questo film è una delle più grandi ispirazioni per Christoper Nolan.

P.P.S. Piccola menzione per l’attore che avete visto ovunque e non sapete chi sia perché fa parti minuscole e muore sempre male. L’autista del blindato che viene rapinato in apertura di film è Thomas Rosales Jr., che forse ricorderete, tra i tanti, per essere diventato un tappetino per T-Rex.

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Kult Russell

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