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Spartacus (2010-2013)

LA STORIA DELLO SCHIAVO CHE OSÒ SFIDARE ROMA

Avete visto Il Gladiatore. Bene. Avete visto 300. Bene. Metteteli assieme in una pentola a pressione insieme a nitroglicerina, tritolo e fomento a profusione. Mettetevi davanti la suddetta pentola e attendete che vi esploda in faccia con violenza. Ecco, a questo punto vi starete rendendo conto che state guardando Spartacus.

Con tre stagioni più una mini-stagione da prequel, questa acclamata serie ha deciso di tuffarsi nella storia nostrana per narrare le vicende di Spartaco, un gladiatore trace che trovò la forza di ribellarsi allo schiavismo senza scrupoli dell’Antica Roma. Lo fa con uno stile figlio dei film sopracitati, ma così fieramente pompato da essersene emancipato alla grande.

 

BLOOD AND SAND (AND SEX)

Ma parliamo, appunto dello stile di Spartacus, la cosa che, a mio parere, rende questa serie unica. La prima cosa che salta all’occhio sin dalle prime puntate è una cosa molto semplice quanto lampante: IN SPARTACUS CI SONO SOLO FREGNI E FREGNE! Caspita, è incredibile! Anche le comparse sono gnocche! Ma poi ‘sta serie è un fomento continuo, tra spadate, sesso, sangue che schizza, interiora che spruzzano, urla, vino come se piovesse. È una cosa assurda!  Ok, ok, mi riprendo… quello che voglio dire è che Spartacus è un tripudio di estetica. Estetica registica ispirata al fumetto, estetica dell’esplicito e del cruento, estetica dei registri linguistici, estetica dei corpi, del sangue, del sesso. Ogni singolo elemento di Spartacus vuole essere bello, esageratamente e fieramente bello. Anche il brutto e il gretto ha una sua estetica ricercata. Quello che ne viene fuori è in tutto e per tutto un fumetto vivente, in movimento costante, vivido, ritmato. Non è un’opera che vuole dare una lezione di storia, se non in minima parte. Se cercate qualcosa di storico, Alberto Angela risponderà ai vostri problemi. Se invece siete di quelli appassionati del peplum moderno, se avete visto 300 e avete sussurrato tra voi e voi “ancora…”, allora Spartacus è ciò che fa per voi. Ne consiglio la visione in originale; il doppiaggio italiano, parere mio, fa affossare tantissimo la serie.

 

LA SCOMPARSA PREMATURA DI ANDY WHITFIELD

Un off-topic doveroso. La serie ha subito dei rallentamenti a causa della scomparsa prematura proprio del protagonista Andy Whitfield, stroncato da un cancro. La produzione si è inventata la stagione del prequel per prendere tempo sperando che guarisse, ma alla fine la malattia ha avuto la meglio sull’attore, sostituito poi da Liam McIntyre. Coraggiosa oltre ogni modo è stata la sua scelta di farsi accompagnare da una macchina da presa, affinché potesse raccontare ogni singola fase della sua malattia. Il risultato è un documentario autobiografico intitolato Be Here Now, presente al momento su Netflix. Non è un racconto leggero, tocca anzi dei picchi di estrema negatività, ma lascia al contempo un messaggio incredibilmente positivo. Da attore, vedere una star all’apice del successo affrontare la più tremenda delle ingiustizie divine così come l’ha affrontata lui mi ha toccato profondamente. Se vorrete approfondire l’argomento “Spartacus” ve ne consiglio la visione. Vi scuoterà, vi avverto, ma qualcosa in voi scatterà.

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Robert De Lirio

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