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Il Gladiatore (2000)

“Praticamente ce sta sto Massimo che è tipo er cavaliere nero e da generale diventa Il Gladiatore e pure se sei na tigre nun je devi cacà er cazzo.”

Mi chiamo Massimo Decimo Meridio. Comandante dell’esercito del nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell’unico vero imperatore Marco Aurelio. Padre di un figlio assassinato, marito di una moglie uccisa… e avrò la mia vendetta, in questa vita o nell’altra!

Ci fosse stato Massimo Troisi, probabilmente gli avrebbe risposto “mo me lo segno” come in Non ci resta che piangere e il film sarebbe finito lì. Ma Troisi non sarebbe mai potuto essere imperatore, né gladiatore e soprattutto nel 2000 ci aveva già lasciati da un po’. Fortunatamente però nel film coatto di Ridley Scott a rispondere all’attore più coatto dell’epoca, Russell Crowe – Decimo Meridio, Comandante, Generale, Nato Dalla Tempesta, Primo Del Suo Nome, Khaleesi Del Grande Mare D’Erba -, c’era Joaquin Phoenix. L’interpretazione di Joaquin nei panni del viscido imperatore Commodo vale da sola il prezzo del biglietto e lo ha definitivamente consacrato come uno degli attori più talentuosi della sua generazione.

Fomento epico

Di cosa tratta precisamente Il Gladiatore importa poco, anche perché zeppo di falsi storici. In generale, è la storia di vendetta di Massimo, Generale sotto Marco Aurelio, poi gladiatore sotto Commodo, che gli ha ammazzato male la famiglia. Quello che rende immortale Il Gladiatore a distanza di anni è la sua epicità e la capacità di riportare in vita un genere morto e sepolto da una trentina d’anni almeno. Soprattutto però il fatto che ci siano quei cinque-sei momenti e quelle cinque-sei battute che vi faranno gridare ogni volta verso lo schermo a squarciagola “PO PO PO PO POPOOOOOOOOOOOOOO” sulle note della musica del compositore più coatto di Hollywood: Hans Zimmer.

Non è un caso che Pep Guardiola, prima della finale di Champions League del 2009 a Roma contro il Manchester United, caricò i suoi giocatori facendogli vedere proprio Il Gladiatore. Non intero però, altrimenti avrebbero perso.

Coatto (l’ho già detto?), ma con dignità e mano sapiente, Il Gladiatore è il film perfetto da guardare a pezzi per fomentarsi prima delle tappe importanti della nostra vita. Tipo la finale di Champions League o alzarsi dal divano per prendere il telecomando.

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Kult Russell

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