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Confessioni di una mente pericolosa (2002)

Confessioni di una mente pericolosa

Paolo Bonolis è un killer della CIA.

Se avete letto un po’ di mie recensioni sapete che odio a morte i biopic. Chiedete conferma anche a Mia, a Charlize, a Bucio, a Robert e al Kulturista, nemmeno loro sono grandi fan. Allora perché ora mi metto a parlare di Confessioni di una mente pericolosa che è in teoria un biopic? Facile, perché non è un biopic ed inoltre è forse uno dei miei 10 film preferiti e quindi mo vi beccate il pippotto.

Paolo Bonolis e le sue confessioni di una mente pericolosa

Qualche tempo fa vi avevo parlato di un ipotetico viaggio di Paolo Bonolis sul GRA in Un giorno di ordinaria follia. Se lì scherzavo sulla somiglianza solo fisica con Michael Douglas, qui non scherzo. Chuck Barris, il protagonista della storia, è stato uno degli autori televisivi più rivoluzionari degli anni ’60-’70 ed è stato per molti versi simile a quello che ha rappresentato e rappresenta tuttora Paolo Bonolis. Barris ha sempre messo al centro dei suoi programmi (The Dating GameThe Newlywed GameThe Gong Show solo per citare i più famosi) i concorrenti e il pubblico in generale, comprendendo il bisogno e il desiderio degli americani di mettersi in mostra. Se da un lato questa sua intuizione gli ha fruttato grande successo, dall’altro gli sono piovute addosso critiche feroci di aver degradato il livello della tv americana. Se vi stanno venendo in mente programmi come Avanti un altro! o Ciao Darwin, siete sulla mia stessa lunghezza d’onda. Dopo essere caduto in disgrazia artistica, Barris decide di scrivere le sue memorie e la sua storia e di raccontare le sue Confessioni di una mente pericolosa: è stato un killer della CIA.

Come George ti crea un cult

Ma parlando strettamente del film, perché ve lo metto come un cult da vedere assolutamente? Innanzitutto è il primo film diretto da George Clooney, che si conferma uomo di fascino e classe per due motivi: la sua mano registica sa quello che fa e le sue capacità dialettiche lo aiutano a realizzare il film che vorrebbe. Il budget da 30 milioni stava un po’ stretto per i cachet di Drew Barrymore e Julia Roberts, così George le ha convinte a tagliarsi lo stipendio ed inoltre ha convinto Matt Damon e Brad Pitt a realizzare due dei camei migliori della storia gratis. E chi ha messo a guidare il film nel ruolo di Chuck Barris? Sam Rockwell, l’attore più sottovalutato della sua generazione e di cui non si può mai avere abbastanza. Semplicemente spaziale. Tra l’altro, in totale si arriva a 5 premi Oscar nel cast (Clooney, Rockwell, Pitt, Damon, Roberts). Non vi bastano, bene allora sappiate che la sceneggiatura è di Charlie Kaufman e che Confessioni di una mente pericolosa ha un’accoppiata monologo iniziale-monologo finale che mi fa volare ogni volta. Un concentrato di nichilismo da shakerare e buttare giù tutto d’un fiato.

Un’autobiografia non autorizzata

Questo è il sottotitolo del libro da cui è tratto il film. Qui sta proprio il motivo per cui questo non è un biopic: non c’è modo di credere che sia tratto da una storia vera. Anzi, Barris si è fatto gioco proprio di questo meccanismo. La CIA ha ovviamente smentito le affermazioni del presentatore killer, ma insomma diciamo che non è certo l’organizzazione più sincera del mondo. Per il resto della sua vita Barris ha giocato a nascondere la verità. Verità che come sempre risiede probabilmente nella risposta più semplice: lo ameremo comunque per questo, ma Chuck Barris era un cialtrone. O forse no…

P.S. Sì, mi sono dilungato parecchio, ma potrei parlare dieci ore di questa splendida cialtronata. Comunque non vi spaventate, non vi si è rotto il pc o il dvd, la fotografia di alcune scene è proprio così.

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