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Il ladro di orchidee (2002)

il ladro di orchidee

L’importanza di chiamarsi Charlie.

[Questa non è una recensione de Il ladro di orchidee]

Non so a voi, ma a me è capitato di sorprendermi interessata al parere degli altri. Se qualcuno smette di seguirmi su Facebook me ne accorgo, se commenta ma non “gli piace”, se vis a vis apprezza un post che ho scritto, ma pubblicamente non l’ha neanche commentato.

Certo, non sono così ingenua da non essermi accorta presto di questo mio morbo e perciò ho sempre lavorato per disfarmene. “A me non importa nulla del parere degli altri!” mi dicevano gli amici per spronarmi. Ci ho provato anch’io, ma il rischio di diventare patetica semplicemente cresceva e il legittimo diritto di anzianità nella lunga fila del successo sociale cadeva a picco.

La verità è che senza aver ascoltato questa conversazione fra Charlie e Donald probabilmente adesso sarei una serial-killer:

C: Ho sprecato la mia vita, l’ho sprecata! Io ti ammiro Donald, lo sai, ho passato tutta la vita paralizzato, preoccupato da quello che la gente pensa di me, invece tu sei… tu sei noncurante.
D: Non sono noncurante!
– No, non hai capito…voleva essere un complimento. Ci fu una volta al liceo che io ti guardavo dalla finestra della biblioteca. Tu parlavi con Sarah…
– Oh sì, ero pazzo di lei…
– Lo so! E flirtavi con lei, e lei era carina con te
– Si, me lo ricordo…
– E poi quando tu te ne andasti lei si mise a prenderti in giro con Kim Canetti! Ed era come se ridessero di me. Tu non ne sapevi niente, sembravi felice e contento…
– Lo sapevo! Li avevo sentiti.
– …e allora come mai eri così felice?
– Io amavo Sarah, Charlie… Era mio quell’amore. Lo possedevo. Nemmeno Sarah aveva il diritto di portarmelo via. Io posso amare chi voglio.
– …ma per lei tu eri patetico!
– Be’, quello era un problema suo mica mio. Tu sei ciò che ami, non ciò che ama te. Questo l’ho deciso molto tempo fa…

E niente. Questa è la ragione per cui va visto.

Ma siccome senza dialogo avrei scritto solo 130 parole, insisto ancora un po’.

Adaptation o in italiano Il Ladro di Orchidee è forse il primo film di cui mi innamorai, ma ero proprio piccola. Era una cotta intensa e confusa. Come quella di Amelie per Charlie, un Nicolas Cage scrittore, narcisista, solipsista, egocentrico, patetico, grasso, but so intense!

Più grossolana, ma più efficace, è la scrittura del suo fratello gemello, Donald. Così: mentre The Three è subito un successo, nella sceneggiatura di Charlie non succede niente.

Si decide allora a seguire una conferenza dell’esperto scrittore di successo McKee – potenzialmente suo acerrimo nemico – che in una scena esilarante rimprovera Charlie di non vedere quanto il mondo sia pieno di materiale per scrivere! Poi, trasportato da un sentimento di pena, McKee si fa offrire un drink e in cambio gli suggerisce che “il film lo fa il finale!”, di evitare quindi il deus ex machina e di fare qualcosa, di muoversi il culo, insomma! E allora Charlie si getta sulle tracce della scrittrice del libro “Il Ladro di Orchidee” di cui sta scrivendo l’adattamento e su cui si sega in sogno. Con la sensualità di Meryl Streep il film diventa improvvisamente un porno sulle orchidee, col loro incontro un giallo cruento e poi di nuovo introspettivo.

Adaptation è un film autoconsapevole nella forma più autentica: il film che i cliché ce li ha tutti, perché di cliché è fatta la realtà.

Adesso ho sforato le 500 parole, perciò se ancora non vi ho convinto, amici miei, fatevi una bella ricerchina su Charlie Kaufman (tipo: un genio assoluto)…

…perché io a recensire ‘sto film proprio non ci riesco.

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