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Searching for Sugar Man (2012)

Searching for Sugar Man

Il più grande cantautore che il mondo non ha mai conosciuto.

La prima volta che ho ascoltato la musica di Sixto Rodriguez avevo 17 o 18 anni. Stavo facendo uno dei miei, all’epoca, soliti giri musicali su YouTube, saltando di video correlato in video correlato. Ad un certo punto mi sono imbattuto in questo uomo seduto a gambe incrociate, in canotta e con un cappello e dei grossi occhiali da sole (la copertina del suo primo disco, Cold Fact) che iniziò a dirmi “Sugar man, potresti sbrigarti? Perché sono stanco di queste scene. Per una moneta blu, potresti riportare tutti quei colori nei miei sogni?“. Allora non capii nemmeno la ricchezza di quella strofa ed ecco che, anche se I wasn’t Searching for Sugar ManSugar Man aveva trovato me.

Se ci pensate, quanto è stato facile e casuale imbattermi in quel cantautore sconosciuto, o tanti altri come lui, con le tecnologie moderne? E ancora quello era il periodo in cui cercavamo le canzoni scrivendo su Yahoo Answers “scusate sapete come si chiama quella canzone che fa nananaaa nana nana nanaaa doo doo do?”, i passi avanti fino ad oggi sono ancora più notevoli. La verità è che per circa trent’anni Rodriguez è stato un fantasma.

Nato e cresciuto in mezzo alla povertà di Detroit, la stessa che qualche anno dopo avrebbe affrontato con più rabbia Eminem, Sixto è un colletto blu, un operaio che non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani e di spezzarsi la schiena tra demolizioni e ristrutturazioni per poter portare un tozzo di pane sulla tavola di famiglia. Nel poco tempo libero scrive canzoni che descrivono la città che ogni giorno osserva mentre va a lavoro e quando può le suona in qualche locale come il Sewer, dove due discografici lo ascoltano cantare quelle canzoni dando le spalle al pubblico. Esattamente l’opposto di quanto avevano detto i Rolling Stones: non è importante riconoscere Rodriguez, è importante che ascoltiate cosa vi sta dicendo. E Mike Theodore, produttore della Sussex Records, quella sera lo ascolta e capisce che non può farsi sfuggire un artista del genere. Insomma, non servono molte canzoni per capire che Rodriguez non ha nulla da invidiare, per esempio, a uno come Bob Dylan. Così viene messo sotto contratto e pubblica due album con quell’etichetta.

E voi ora starete pensando che Searching for Sugar Man sia un documentario che segue la sua carriera. Sbagliato, perché non c’è nessuna carriera, i due album vendono praticamente zero copie negli Stati Uniti e l’etichetta rescinde il contratto, costringendo Sixto a tornare a spaccare pietre, cosa che farà con la dignità e l’umiltà di sempre per altri trent’anni. Solo che nel frattempo una copia di Cold Fact arriva in Sudafrica e si diffonde rapidamente diventando anche un simbolo delle lotte contro l’apartheid, riuscendo anche a sconfiggere la censura. A sua insaputa, Rodriguez è più famoso di Elvis dall’altra parte del mondo.

Searching for Sugar Man ripercorre la ricerca durata anni di alcuni fan nel tentativo di trovare quel fantasma, quella figura che cantava di menzogne dell’establishment, di lavoratori, di sogni, di povertà, dando le spalle al mondo e diventando un profeta e uno sconosciuto allo stesso tempo. Searching for Sugar Man è anche una riconciliazione con i propri sogni lasciati in sospeso, ma mai davvero abbandonati, è una lezione di umanità e di umiltà. È il modo migliore per scoprire il più grande cantautore che il mondo non ha mai conosciuto. Ed è anche un modo per ricordare il regista, Malik Bendjelloul, morto suicida un anno dopo aver vinto l’Oscar per questo film. Anche lui, come Rodriguez, ha lasciato un segno, che il mondo se ne accorga o meno.

 

Durata:

  • 1h 26min.

Sceneggiatura:

Cast:

    Colonna sonora:

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    Kult Russell

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