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Per qualche dollaro in più (1965)

Per qualche dollaro in più

“Quando la musica finisce, raccogli la pistola e cerca di sparare… cerca!”

Il secondo dollaro di Sergio Leone

«Hai scritto Per un pugno di dollari? Questo sarà Per qualche dollaro in più. Molti milioni di dollari in più Così disse Luciano Vincenzoni a Sergio Leone, mentre pensavano a un nuovo western da fare, visto il successo del primo. E insieme finirono per scrivere la sceneggiatura che prese il titolo della sua stessa pretesa. E mica potemo stà accroccati come l’altra volta, avrà detto il barbuto regista romano. Ma ‘na produzione che ce dà du spicci in più la trovamo. E Sergione qualche dollaro in più se l’è fatto bastà. Per farsi snobbare un’altra volta da Henry Fonda e da Charles Bronson, ovvio. E allora si ricordò di un attore di cui possedeva solo una foto staccata da un annuario sportivo, dal profilo affilato e lo sguardo de uno che se te lo trovi davanti è mejo che scappi, fratè. Perfetto da affiancare all’iconico volto de uno che è mejo che nun je rompi er ca*** dello Straniero senza Nome. Peccato che quell’attore era sull’orlo del baratro artistico, Leone lo è andato a ripescare di persona, in una catapecchia alla periferia di Los Angeles, mezzo ubriaco. Aò, Sergio s’era impuntato che voleva quello. I ggeni so così, lassamoli fa. Voleva Lee Van Cleef insieme a Clint Eastwood e a Gian Maria Volontè. Sull’aereo Lee Van Cleef lesse la sceneggiatura, e a quanto sembra la commentò con una sola parola: “shakesperiano”.

 

“The Man with No Name is back”

C’è da dargli ragione. Per qualche dollaro in più ha dei momenti shakesperiani. Come il monologo dell’Indio, o, meglio, della sua parabola; come il dialogo tra il Monco e il Colonnello Mortimer, che senza dire una battuta, si punzecchiano col piombo nel mezzo di una città deserta, di notte, solo sguardi, spari, buio, e nient’altro. Come il suono del carillon dell’Indio, su cui Morricone basa tutta la sua colonna sonora. Per qualche dollaro in più è l’occasione per Leone di cominciare a sperimentare sul serio, e a tratti si fa poeta d’immagini, con nient’altro che la polvere, il piombo, i cappelli e un carillon. Il secondo di Sergio Leone è la conferma del primo, e sarà il trampolino di lancio per il terzo dollaro.

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Robert De Lirio

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