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Pasqualino Settebellezze (1975)

Pasqualino Settebellezze

Una versione più verace, neorealista, poetica, musicata; insomma una versione più cult de La vita è bella? Pasqualino è quella Settima Bellezza che sa darti una lezione senza bisogno di nascondere la verità.

Cosa hanno a che fare prostituzione, criminalità organizzata, manicomio, olocausto e filosofia con i cari nostri boomer? Tutto. E ce lo spiega Lina Wertmüller nel suo Pasqualino Settebellezze.

La storia è ispirata alla vita di un “acquaiolo” (e cioè, con un “linguaggio non proprio inclusivo”, chi portava l’acqua al cast) che Wertmüller conobbe insieme a Giancarlo Giannini negli studi cinematografici romani. Certo, di cose deve averne passate quell’acquaiolo, perché Pasqualino finisce in carcere, poi in manicomio, in un campo di concentramento tedesco e infine… No, un attimo.

Non è certo un povero innocente, Pasqualino Settebellezze! Non sarebbero andate in quel modo le cose se – negli ostacoli progressivamente meno ordinari della vita degli uomini – questa sorta di Andreino boccacciano avesse fatto scelte più lungimiranti. Se, per dirne qualcuna, non avesse ucciso un uomo per diventare un boss mafioso, dichiarato infermità mentale per evitare il carcere, accettato di arruolarsi per sfuggire al manicomio, dopo aver stuprato una paziente incatenata al letto: non sarebbe giunto in un campo di concentramento tedesco, se solo avesse avuto rispetto delle donne, della natura, della società. Ma del resto: cosa vuoi che faccia un uomo per tirare a campa’, giusto?! Conviene accettare l’eterna condizione di figlio e sperare che tua madre, che se l’è sempre dovuta cavare da sola sbattendo da una parte e dall’altra dell’etica della guerra (carnefice o morte!), abbia ragione: dimentica, Pasquali’, chill ch’è stat è stat!

Vorrei parlare della poesia del film di Wertmüller, delle facce dell’unico e bellissimo Giannini che vorresti definitivamente picchiare, della sua banale e atroce cattiveria cui si oppone la composta ribellione del filosofo socialista in una delle tante scene narrativamente timide, ma del tutto significative;  vorrei descrivervi il tatto con cui si toccano i corpi morti o morenti dei protagonisti, il sudore e la lucida paura del collega di prigione che riflette sul mondo e il contrasto con la scomposta reazione del protagonista, sempre pronto all’azione.

Per chi non desiste al potere politico e attuale del cinema, ma vuole ancora godere della sua libertà espressiva tutto questo è Pasqualino Settebellezze.

La rappresentazione della vittoria dell’individualismo proletario dei boomer, di quella specie di grande commedia umana in cui puoi solo scegliere fra grandi ideologie omologate e distruttive o la miseria intellettuale e materiale, salvo che nella realtà le due cose prima o poi coincideranno. E infatti Pasqualino Settebellezze si contraddice continuamente, stiracchia qua e là qualche principio di onore e dignità poco prima di prostrarsi e farsi schiavizzare dalla comandante nazista, perché sua madre glielo diceva sempre “figlio mio, ricordati che in fondo in fondo al cuore di ogni donna c’è sempre un po’ di dolcezza”.

Insomma: oltre all’infinita bellezza dei 4 minuti e mezzo delle scene belliche introduttive musicati da Jannacci, oltre alla leggera e torturata bellezza di Giannini e all’avvincente storia di guerra all’italiana, ben oltre il più ingenuo La vita è bella, Wertmüller sfida Pasqualino ad essere un uomo nuovo che cerca l’equilibrio con la natura, sì, ma non nell’ordine, precisa “questi qua [i nazisti] sono ordinatissimi!”. Pasqualino “deve fare in fretta” a trovare le vie più difficili: ascoltando la natura, accettando il disordine, aiutando le madri e le sorelle a ribellarsi.

Oppure rimarrà vivo, come noi, a fissare uno schermo riflettente, sullo sfondo di un intonato e un po’ urlato “tira a campà, tira a campà”…

Durata:

  • 1h 55min.

Sceneggiatura:

Colonna sonora:

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