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Il seme della follia (1994)

Una grassa risata alla fine del mondo.

Sei un nostalgico degli anni novanta? Potrai dire Ho visto  Il seme della follia, ci sta quello che ha fatto Jurassic Park!”.

Sei quello politicamente attivo? Potrai parlare senza sosta di quanto sia attuale un film del novantacinque che parla dei fenomeni di massa, condendo il tutto con qualche citazione che sai solo tu.

Sei un complottista terrapiattista? Ti sentirai finalmente compreso per aver bruciato tutti quei libri perché qualcosa ti puzzava, ma mi raccomando non andare in libreria con un’ascia.

Ebbene sì, c’è tutto questo in Il seme della follia: un tipo con un’ascia in libreria, il fenomeno di massa come catalizzatore del male nel mondo, e anche Sam Neill (quello di Jurassic Park) nei panni di un investigatore privato con il compito di trovare lo scrittore horror Sutter Cane , il più letto del secolo (“vende più di Stephen King”), scomparso poco prima dell’uscita del suo ultimo libro. Forse è morto o forse, come crede il nostro scettico investigatore, si tratta solo di una trovata pubblicitaria. Ma più scava alla ricerca dello scrittore più la realtà si fa confusa, inquietante e grottesca. Un nuovo mondo dove si ha la percezione di non avere scelta, ma si è solo osservatori del libro di Cane che si fa sempre più in carne ed ossa in una discesa agli inferi a tutta velocità.

Terzo capitolo della cosiddetta trilogia dell’apocalisse di John Carpenter, dopo La cosa e Il signore del male, Il seme della follia è un horror rapido, una fucilata dritta al punto, capace anche di strappare risate maligne, con un finale che è diventato un vero e proprio cult.

P. S. I più attenti tra voi lo noteranno da soli. Sì, quel capellone è Wilhelm Von Homburg, alias Vigo il Carpatico in Ghostbusters II.

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