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I mitici – Colpo gobbo a Milano (1994)

“Ao, ma che me stai a scippà il culo?” -Deborah, con l’acca-

I fratelli Vanzina divideranno il popolo italico da qui all’eternità. Eppure – proprio perché sono entrati di prepotenza nell’immaginario comune con sequenze e frasi delicatissime – sono a tutti gli effetti cult. Ve lo dimostra un film minore come I mitici – Colpo gobbo a Milano.

Per carità, la storia è vista e rivista: una rapina va storta, un uomo viene arrestato e ricicla un colpo imperdibile al fratello che mette su una banda improbabile per riuscirci. Il rischio di insultare I soliti ignoti c’è e non sarà nemmeno un film da David di Donatello, oltre ad essere profondamente sessista, omofobo e razzista (grazie a Dio, i tempi sono cambiati, o forse no). Ma noi qui non diamo mica i premi, noi qui vi diamo almeno un buon motivo per vederlo. Voglio esagerare, ve ne do addirittura tre.

1. La sequenza iniziale

A chi pensate si sia ispirato Christopher Nolan nella sua rapina di pagliacci ne Il Cavaliere Oscuro? Ovvio, a I mitici. L’inseguimento a piedi dei pagliacci tra Piazza del Popolo e Via del Corso a Roma è la ciliegina. A rivedere poi i computer all’interno della banca viene quasi da ridere, ma in fondo sono figli dell’epoca.

2. Il cast e le musiche

Rivedere Ricky Memphis da pischello è sempre un piacere. Cioè per carità, Ricky, nun me capì male, pure mo eh. Però la coppia formata con Claudio Amendola fa un certo effetto a un quarto di secolo di distanza. Mirella Falco è la sciura milanese per eccellenza, quindi perfetta per la parte della vecchietta terribile che indirizza i giovani screanzati sulla “retta via”. Tony Sperandeo, beh Tony Sperandeo quand’ero bambino pensavo fosse un criminale vero solo per via de I mitici. Umberto Smaila funziona benissimo come direttore della gioielleria da svaligiare. Ma non solo, perché le musiche, che sono una delle cose qualitativamente migliori del film, sono proprio le sue.

3. Monica, Deborah con l’acca e uno stacco di montaggio leggendario

Merita un paragrafo a parte. Perché il vero motivo per cui questo film è diventato cult è lei: Monica Bellucci. Non sto qui a sottolineare che gran gnocca fosse la Bellucci nel 1994, perché faceva tremare le gambe. Cioè pure adesso, Monica non ti arrabbiare nemmeno tu. Il fatto è che nonostante due anni prima avesse già lavorato con un tipetto del calibro di Francis Ford Coppola e nel corso della sua carriera lavorerà poi con Giuseppe Tornatore, Spike Lee, Terry Gilliam, Paolo Virzì, Sam Mendes ed Emir Kusturica, Monicona nazionale rimarrà per sempre Deborah con l’acca. La personificazione di una battuta di Troisi in Scusate il ritardo. Niente francese, niente raffinatezze. Ancorata alle origini umbre dell’attrice, Deborah con l’acca è ciò che rende la Bellucci la nostra Gioconda cinematografica, o quantomeno certifica il nostro diritto di rivendicarla. Lo stacco di montaggio che la introduce nel film è degno di cancellare dai libri di cinema quello con l’osso di 2001: Odissea nello spazio.

P.S. Questa recensione è stata scritta con parecchio sarcasmo.

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