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Forrest Gump (1994)

Tenente Dan, gelato alla crema!

CARO FORREST GUMP…

… Sei proprio uno stronzo. Ma come? Un sempliciotto come te, con i tuoi cioccolatini, il tuo sorriso candido, i tuoi vestiti sempre perfettamente stirati, si permette di darci una lezione di vita a noi? Ma guarda tu questo… Eh sì, perché noi gente colta e istruita stiamo qui, studiamo, lavoriamo, ci facciamo il culo – quanto ci piace usare questa frase? – cerchiamo onestamente di dare un senso alle nostre vite, di rendere la nostra storia degna di essere raccontata, di evitare che l’oblio ci pervada una volta che saremo solo mangime per i vermi. Visto, caro Forrest Gump, come mi vanto di esprimermi con proprietà di linguaggio e con un registro che faccia capire quanto sono intellettualmente emancipato? Tu saresti capace di farlo? Ma fammi il piacere… Ed eccolo il mio grande errore, l’errore di noi tutti esseri intellettualoidi (non rientrano chiaramente nella categoria razzisti, omofobi, pedofili o altra gentaglia del genere: quella è merda a prescindere). Perché, per quanto ci proviamo ad essere ambiziosi e al contempo ad essere intellettualmente onesti e socialmente corretti con tutti, ogni tanto pecchiamo nell’errore di sentirci migliori, più belli, più fighi, “superiori” a qualcun altro. È naturale, un istinto di sopravvivenza se vogliamo. Ma a te di tutto questo non importa. Tu con la tua semplicità tocchi livelli di profondità a cui noi non arriveremo mai. Vuoi bene a tua madre, che fin dalle prime scene si dimostra un’eroina degna di mille statue. Ami a non finire la tua Jenny, una stronzetta biondina hippie con tendenze suicide che ti lascia e ti riprende a suo piacimento, e che non dimostra neanche per un secondo di meritare il tuo amore. E vivi la tua vita e basta, una vita così genuinamente straordinaria che non basterebbero dieci delle nostre a equipararla. E noi stiamo qui a guardarti con la nostra saccente intelligenza e a non voler ammettere che gli stronzi siamo noi. Siamo tutti Jenny, caro Forrest. Ami il mondo, e il mondo sta lì e se ne approfitta. Scusaci. Scusaci tanto, Forrest Gump.

Ringraziamo Eric Roth, Robert Zemeckis e Tom Hanks per aver dato rispettivamente parola, immagine e corpo a un personaggio che dal 1994 tenta ostinatamente di farci entrare in testa una lezione che altrettanto ostinatamente non vogliamo imparare.

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Robert De Lirio

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