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Fantozzi (1975)

Fantozzi

Fantozzi ragionier Ugo matricola 1001/bis dell’ufficio sinistri.

Forse è arrivato il momento di cavalcare il mio sogno: mettere su una tribute band del maestro Canello. Non sapete di cosa sto parlando? Beh allora è giunto il momento per voi di vedere Fantozzi! Quanto vi invidio, la prima volta non si scorda mai. Non che non mi faccia più ridere, anzi, siamo di fronte a quel caso più unico che raro di comicità che non risente minimamente del tempo che passa. I film comici ruotano spesso attorno alle mode passeggere dell’umorismo, ma certo non quelli del grande Paolo Villaggio.

Come fa Fantozzi a rimanere eterno? Parlando della miseria umana.

Come si fa a far ridere su un argomento così poco divertente? Bisogna essere scorretti e dissacranti.

Ugo Fantozzi è quello che indichiamo generalmente come sfigato. Moglie brutta, figlia peggio (parole sue non mie, non tacciatemi di sessismo), abbandonerebbe al volo il tetto coniugale se solo la signorina Silvani lo accettasse. Servile macchina della manovalanza impiegatizia vessata, conscio della sua miseria e di quella dei suoi pari, lotta con gli stessi per uscire dalla torbida esistenza nella quale è costretto, attraverso innumerevoli peripezie, con il fidato ragionier Filini, senza alcun successo.

Fantozzi non è un film triste!

Se qualcuno vi ha detto questo, prendete in seria considerazione la possibilità di non parlarci più. Come minimo è in mala fade, ma non voglio esagerare.

Decisamente iperbolico nella descrizione, a tratti surreale (l’acquario dei dipendenti, la poltrona in pelle umana, il nuvolone da impiegati, l’uso del lei e il congiuntivo storpiato), superando volutamente l’inverosimile, Fantozzi è una carrellata di gag esilaranti dove il nostro povero ragioniere diviene la vittima sacrificale per le nostre risate a crepapelle. Scene che hanno lasciato il segno, che sono entrate nel tessuto culturale, come il veglione di San Silvestro con il maestro Canello (prima o poi faccio una playlist di capodanno con le sue canzoni) che per me rimane il simbolo indiscusso della Shadenfreude (quanto mi sento fico a usare questi paroloni), scene che non stancheranno mai.

Bonus: La signora Pina (Liù Bosisio) è stata la storica doppiatrice di Marge Simpson.

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