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Trainspotting (1996)

trainspotting

Quando non sai che film scegliere, scegli Trainspotting. Scegli la vita.

Per molto tempo – ma ero giovane – Trainspotting è stato per me il film DELLA VITA. Il suo impatto – avevo quindici anni quando lo guardai la prima volta – fu enorme.

No, non cominciai a farmi di eroina (per chi non ne sapesse nulla: è un film in cui la gente si fa di continuo).

Ma certe immagini, quelle canzoni, gli oggetti: il bicchiere, il tappeto e il cesso; e una certa visione edonista, catartica, fatale e vuota della vita – non c’è dubbio – mi hanno segnato, formato. “Scegli la vita“. Scegli una vuota cazzo di vita, che tanto niente ha senso.

Forse è per questo che per tanto tempo Trainspotting non l’ho più rivisto. E per questo probabilmente scrissi la mia recensione di T2 (su un altro sito) mosso da puro furore. In pratica arrivai a giudicare Boyle di auto-lesa maestà. In compenso all’anteprima stampa gli strinsi la mano, quindi boh. Senza quell’obbrobrio di sequel non avrei mai visto dal vivo il buon Danny. Ma ancora: chissenefrega? Aveva pure la mano sudata. No, meglio se non lo facevano quel cazzo di sequel.

Ecco, l’ho fatto di nuovo: Trainspotting è un buon film, e nessun sequel – per quanto brutto (che poi così brutto non è: ha troppa paura dell’originale) – può retroattivamente inficiarne la qualità.

Ma poi, davvero, com’è questo Trainspotting?

Non so proprio. Un tizio molto più grande di me – uno di quei momentanei amici da metropolitana o aereo – mi disse che non considerava Trainspotting un bel film. Sicuramente non l’aveva visto a quindici anni.

A lui piaceva Il tè nel deserto di Bertolucci. Col cazzo che mi andai a guardare Il tè nel deserto.

Per dirvi com’è Trainspotting dovrei prima recuperarlo. Posso farlo. In fondo adesso sono “grande”. Sono immune. Magari nel frattempo riesco anche a considerare la mia “scelta”, se mai ne ho fatta una. Ho un po’ paura.

Ho come l’impressione d’aver vissuto da spettatore, fissando i treni che passano con superba segreta invidia. Ma una cosa la posso affermare: non l’ho scelta, la “vita”. Non quella, cazzo. E vaffanculo a te, Rent Boy.

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Informazioni sull'Autore

Charlize Terùn

Emersa come dea ermafrodita dall'oro liquido sospirando "J'Adore", ha deciso che le piacque e piace tutto, compresa e in primo luogo la propria ambiguità. Quando la società imperialista le impedisce di vedere almeno 7 film a settimana diventa FURIOSA.

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