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Il padrino (1972)

Pizza, mafia e Il Padrino. Brando, Duvall, Caan e Pacino.

Gli italiani all’estero. Gli italiani in America. Da più di un secolo a questa parte non abbiamo mancato di deliziare il mondo con i nostri tratti culturali e comportamentali più caratteristici, al punto che il tipico luogo comune dell’italiano lontano dallo stivale è ormai oggetto di risa e ammirazione, scherno e curiosità. Un luogo comune composto di un lato chiaro e un lato oscuro.

Il primo di questi è quello che dipinge l’italiano all’occhio dell’ospitante come un cultore del cibo, dell’arte e del buon gusto, un buffo individuo dalla lingua musicale e dalla voglia inesauribile di lavorare e di conquistare ciò che il Bel Paese non gli ha dato. Ma c’è anche un lato oscuro, un lato che racchiude in sé l’italiano criminale, arrogante, colui che con mezzi subdoli vuole ottenere facilmente ricchezza e potere, colui che in cambio di una genuflessione (e di una mazzetta) ti offrirà protezione per tutta la famiglia, ma guai, guai, ad inimicarselo. In una parola, il mafioso.

Il Padrino, quel lato oscuro degli italiani in America

Nel 1972 Francis Ford Coppola, anche lui di sangue italiano, prese il libro di Mario Puzo “Il Padrino” e lo tradusse in immagini. Ecco che quel nostro lato oscuro si trasformò in cinema, e ci volle poco a “Il Padrino” per diventare cult. Questo capitolo della nostra storia ci rende onore? Certamente no. Ma la potenza poetica del cinema che conta trova il modo di raccontare in maniera sublime anche l’atmosfera storica più scomoda, in questo caso rappresentata dalla famiglia siciliana Corleone. Una famiglia che ha prosperato in quell’America degli anni ’60 a colpi di sangue, lupara e mafia. Una famiglia alla cui cima della piramide c’è Vito Corleone. La performance recitativa di Marlon Brando nell’interpretarlo è qualcosa di irraggiungibile, ultraterreno, curato al millisecondo e nel dettaglio più maniacale; un vero manuale visivo della recitazione. Il resto sono “solo” cose come un sopraffino e giovanissimo Al Pacino, una sceneggiatura che scorre come la seta, la colonna sonora di Nino Rota che mette i brividi ancora oggi. Mi fermo, andare avanti è semplicemente retorico. Guardate questo cult. Se già l’avete visto, riguardatelo: è “un’offerta che non si può rifiutare”.

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Robert De Lirio

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