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Interstellar (2014)

O mangi questa minestra o salti dalla finestra, ma la minestra è polvere e la finestra è un wormhole.

Interstellar, Nolan e quelle cose tronfie fatte alla Nolan. Partendo dal presupposto che a me Nolan piace, e anche parecchio, è pur vero che il padre putativo del Batman del nuovo millennio è solito infarcire i suoi film di messaggi criptici, simbolismi, immagini oniriche, inquadrature contorte. A volte, comportamento avvezzo ai grandi maestri, con una sorta di sadico (sub)cosciente divertimento. “Bello, bello, bello. Nun c’ho capito ‘na mazza, ma bello”. Chi di noi, in momento di baldanzosa lucidità alcolica, non l’ha pensato dopo aver visto uno di quei filmoni d’autore mastodontici da quattr’ore e mezzo? Interstellar rientra appieno in questa categoria. È il classico film che il più classico dei registi visionari sogna di fare da quando a quattro anni si dilettava a giocare con una Super 8. Una missione spaziale incaricata di ricercare disperatamente altri pianeti abitabili, mentre la terra pian piano si rinsecchisce in un caos di sabbia, sole e sterilità. È una trama ambiziosa, nulla da dire. E Nolan ha tutta l’aria di quello che, prima di far battere il primo ciak in campo, si è guardato in faccia davanti al primo specchio che aveva a portata per dirsi: “Senti, Chris, due o tre cosette di cinema le abbiamo capite. A ‘sto punto proviamoci a entrare nei libri di storia di cinema del 2100, che dici?” Sarà vero? Interstellar rientrerà nella categoria dei film fantascientifici irrinunciabili? Solo il tempo può dirlo.

Interstellar ha diviso critici e pubblico, ma è anche normale che sia così. Pensiamoci. Limitandoci al genere sci-fi, prendiamo tipi come Méliès o Lang. Ci sarà stata sicuramente tantissima gente che all’epoca li avrà additati come degli idioti. Per non parlare di Kubrick, ancora stiamo lì a prenderlo per il culo per 2001: Odissea nello spazio. Eppure, sono maestri indiscussi che hanno cambiato la storia del cinema. Quindi, direi che a pieno diritto Nolan si è guadagnato quantomeno il beneficio del dubbio. Non è una pellicola semplice, richiede concentrazione, ma Interstellar è uno di quei film che non si possono perdere strada facendo.

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Robert De Lirio

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