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Grosso guaio a Chinatown (1986)

Le regole del cult perfetto.

Siamo nel 1986, ed esce Grosso guaio a Chinatown di John Carpenter. Sì, proprio quel John Carpenter che si è aggiudicato prepotentemente l’appellativo di “Maestro dell’Horror” con titoli come Halloween, La Cosa o Fog, per non parlare del meraviglioso distopismo di Fuga da New York.

Ora, immaginate un qualsiasi fan di Carpenter che nel 1986 decide di andare al cinema per l’ultima fatica del regista, aspettandosi chissà quale mina vagante di orrore o azione mascolina. Era l’epoca in cui le persone non si distruggevano la sorpresa di un film vedendo un full trailer su Youtube: ci si affidava semplicemente alla fede cinematografica.

Insomma, si spengono le luci e questo benedetto spettatore, popcorn in una mano e bibitone nell’altra, è pronto a godersi questa truculenta scatola chiusa orientale. Ed invece in ordine ecco cosa gli passa davanti gli occhi: un Kurt Russell sgraziato e cafone; l’amico Wang, macchina da guerra umana che risolve tutti i problemi e infrange lo stereotipo hollywoodiano del cinese minchione; Lo Pan, mago/fantasma/ghoul che rapisce la ragazza di Wang con tutte le intenzioni di sposarla in un rituale per tornare in vita. A tutto questo aggiungiamo come location una Chinatown che trasuda esoterismo da tutti i pori, un guidatore di autobus illusionista, gang che se le danno a suon di fulmini e kung fu e mostri-palla utilizzati come antifurto.

grosso guaio a chinatown

Il nostro povero spettatore.

Cosa era successo al buon vecchio Carpenter?

Ed eccolo lì, lo spettatore che si affoga con i popcorn, non sapendo che pesci prendere davanti a quel carosello citazionista dei migliori (ma anche peggiori) film di kung fu degli anni ’70.

Il film finisce,  lo spettatore si alza incredulo e torna casa, acchiappa la cornetta del telefono e sbraita ai suoi amici che Carpenter è uscito di zucca. Ed è così che, negli anni ’80, il film ha avuto un Grosso Guaio anche al botteghino, uno di quei flop da ricordare nella storia.

Ma la storia è a lieto fine: agli inizi degli anni ’90, quello stesso spettatore ritrova nel negozio sotto casa l’edizione Home Video di Grosso Guaio a Chinatown, ricorda quanto era stato bizzarro al cinema e con un mezzo sorriso lo affitta. La sera chiama gli amici e, davanti ad un paio di birre e la sacrosanta pizza, per farsi due risate lo guardano assieme. E lì, scatta la magia: in compagnia, comodamente seduto a casa tra gli schiamazzi degli amici, lo spettatore guarda quella spensierata follia come per la prima volta: è nato un cult.

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