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L’armata delle tenebre (1992)

“Da grandi Brainstorming derivano grandi responsabilità, Sam.”

Gesù, che ansia.
Un colpo di motosega e passa tutto.

Quando si parla della trilogia di Evil Dead, in particolare del terzo capitolo L’armata delle tenebre, mi sono sempre immaginato i due fratelli Raimi, Sam ed Ivan, seduti a tavola intenti a fare colazione. Uno taciturno che mastica rumorosamente del bacon croccante (Sam), l’altro che cerca di far perdere le staffe al fratello prendendolo in giro in maniera goliardica (Ivan). 

Sam è cocciuto, risoluto e non scende quasi mai a compromessi, tanto dal prendere il suo Evil Dead, rigirarlo questa volta con più soldi, più sangue e frattaglie e situazioni slapstick e spacciarlo furbamente per un secondo capitolo della saga.

Ivan è uno sceneggiatore in erba, un po’ sbruffone e spaccone, che segue le orme del fratello e, essendo comunque più grande di lui, vuole imporre la sua figura finendo per esagerare il tutto, in alcuni casi è andata bene (come vedremo con L’armata delle tenebre) ed in altri il disastro più totale (avete presente Spiderman 3? O per vostra fortuna l’avete rimosso dalla mente?).

Ai lati opposti del tavolo da cucina, sembrano lo Yin e Yang della settima arte.

Ma qualcosa li accomuna in quel momento: entrambi i fratelli vogliono spingere l’acceleratore per chiudere in bellezza la trilogia con protagonista quell’icona che era diventato Ash Williams (Bruce Campbell)Tra una tazza di caffè fumante e l’altra, i due fratelli fanno un furioso brainstorming per L’armata delle tenebre e ne esce un miscuglio folle ed esagerato, prendendo tutto quello che funzionava nei primi due film ma in continua trasformazione da horror splatter a comicità trash:

<< Perché dunque non aggiungere l’intramontabile viaggio nel tempo? Perché non il Medioevo? Ficchiamo Ash in una guerra tra due eserciti, ma gliene mettiamo anche un terzo, quello del Male, e BUM! Tutti si alleano per sconfiggere questo terzo nemico, Ash diventa un eroe senza macchia, anzi no, facciamolo un eroe macchietta, spingiamolo questo Trash al massimo… mettiamoci anche un clone. Perché no? Anzi! Prima facciamo che il Male prende forma di tanti piccoli Ash, poi ne facciamo uno solo! E magari anche una formula sbagliata, Ash combina il solito casino e lo risveglia proprio lui l’esercito del Male. Gli facciamo salvare la situazione in una maniera becera, magari con la sua macchina truccata come fosse un carro da guerra ed una protesi per il braccio fatta con un’armatura, poi una scelta facilona, del tipo uno stregone che lo fa tornare a casa nel presente con una pozione. E se magari torna troppo avanti nel tempo, tipo nell’Apocalisse? Bello, ma non è che stiamo esagerando? Naaah! >>.

Qualsiasi autore sano di mente avrebbe preso quell’intruglio di follie spacciato come soggetto e cestinato al volo. Ma ogni tanto lo Yin e Yang portano davvero l’equilibrio nel caos, ed altre volte ancora ci scappa pure il Cult. E sì, i Raimi ci hanno infilato anche il finale Post Apocalittico. Lo trovate nella versione Director’s Cut del film. 

La prossima volta, per colazione, basta un caffè.

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