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C’era una volta a… Hollywood: ogni favola è un gioco

La favola della buonanotte raccontata dal mostro mangiapiedi.

A me già la voce di Bob Dylan sta sulle palle, figuriamoci quella di uno che la imita. Eppure Edoardo Bennato, così come Dylan ovviamente, è un grande cantautore e allora non c’è miglior sintesi delle sue parole per riassumere C’era una volta a… Hollywood: ogni favola è un gioco che si fa con il tempo ed è vera soltanto a metà.

Immaginate di tornare bambini e di essere nel vostro letto con le coperte di Batman, sul comodino il vostro pupazzo di Godzilla e un bellissimo T-Rex che avete appena finito di far azzuffare, oppure delle Barbie super accessoriate o qualunque fosse il vostro giocattolo preferito quando eravate cuccioli. Sbizzarritevi. Siete in attesa che genitore 1 o genitore 2 vengano a raccontarvi la favola della buonanotte e nella vostra testolina la fantasia già galoppa, manco fosse un western. All’improvviso però dalla porta della vostra cameretta fa capolino Quentin Tarantino e in rapida successione pensate:

  1. Adesso urlo e mi faccio sentire da tutti, aiuto questo è pazzo, cosa ci fa qui?
  2. Oh mio dio è il mostro mangiapiedi che si nasconde di notte sotto il letto e io devo fare attenzione a tenerli sempre sotto le coperte per non farglieli mangiare!
  3. E se avesse invece una favola più fica di quella di genitore 1 e genitore 2? Fammi un po’ sentire che vuole.

Alla fine sono sicuro che l’idea predominante sarebbe la terza e che quindi poseremmo il telefono e non chiameremmo la polizia. Così Quentin inizierebbe a raccontare la sua storia: “C’era una volta a… Hollywood“…

Proprio come una favola veniamo catapultati in un mondo fantastico come quello degli anni ’60. Com’è attento ai dettagli lei, signor mostro mangiapiedi, e quante citazioni! Se non fosse per questa cura maniacalmente cinefila faticherei pure a dire che è un film di Tarantino. Più lento e sospeso, anche meno verboso, è diverso dal solito. Motivo per cui C’era una volta a… Hollywood potrebbe anche piacere a chi odia a morte il povero Quentin. Ma perché ho detto che questa favola è un gioco?

Ci sono almeno tre modi in cui il mostro mangiapiedi gioca con noi bambini sotto le coperte (questa frase è uscita molto male, è da intendersi mentalmente e metaforicamente, mio dio adesso mi arriva l’FBI a casa). Il primo è stato lasciar credere che il film fosse una sorta di biopic su Sharon State e Charles Manson. Grazie a dio Tarantino odia i biopic almeno quanto me: questa è una favola e il fatto che ci siano personaggi realmente esistiti non significa che vi racconti una storiella che potete leggere da soli su wikipedia. Il secondo modo di giocare è ovviamente “Indovina il film“, il quiz che da sempre Tarantino propone ai suoi spettatori e che qui esplode a livelli inenarrabili.

Il terzo modo è il più interessante ed è prettamente metacinematografico: i due protagonisti. Il mostro mangiapiedi come eroi della sua favola sceglie due attori che si portano un bagaglio enorme nella mente dello spettatore, tanto che la questione Manson/Tate passa in secondo piano. Porca peppa questo è il primo film in cui recitano insieme Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, due vere e proprie icone della Hollywood dei giorni nostri. Attraverso loro Tarantino crea la propria backdoor verso la realtà, per andare e venire come vuole dalla sua favola. Rick Dalton e Cliff Booth sono due facce della stessa medaglia, essendo il secondo lo stuntman del primo, così come DiCaprio e Pitt sono diventati negli anni quasi una cosa sola, talmente sono stati contrapposti uno con l’altro. Già dai titoli di testa Tarantino inverte infatti i nomi: la scritta Brad Pitt compare sul corpo di DiCaprio e viceversa. Il Rick Dalton di DiCaprio è un bambino capriccioso che ha paura di diventare un fallimento, mentre il Cliff Booth di Brad Pitt è un uomo misterioso e risoluto. Il loro rapporto, per quanto strampalato, è indissolubile, dove va uno va l’altro. Cliff è l’ombra di Rick ma se passiamo attraverso quella backdoor e torniamo nella realtà, rappresenta l’immagine pubblica delle star: bello, affascinante, sicuro di sé. Rick, che invece è il volto che compare in pubblico e nei film, rappresenta la sfera privata: incredibilmente insicuro, balbuziente, fragile. Quella “volta” in C’era una volta a… Hollywood in fondo è ancora adesso.

Dopo due western come The Hateful Eight e Django Unchained, è decisamente una bella sterzata anche se non c’è di fatto più West di Hollywood. L’ultima frontiera del mondo dello spettacolo. Un ricordo sbiadito eppure così vivo. Un sogno, una favola, un gioco. Grazie signor mostro mangiapiedi, buonanotte!

C’era una volta a… Hollywood – Punti cult

  • Per essere Tarantiniano è un po’ insolito
  • Mi considero un uomo eterosessuale, ma quando Brad Pitt si è sfilato la maglietta ho sospirato anche io
  • Al Pacino fa un ruolo in cui non urla
  • Leo che sbrocca perché ha bevuto troppo è tutti noi
  • Non ridevo così tanto al cinema da non so quanto, ma potrei essere solo io
  • L’ultimo ruolo di Luke Perry
  • Il film che finalmente ha dato l’Oscar a Brad Pitt
  • Tarantino si è preso così in giro sulla sua passione per i piedi che non potrete manco fargli battute
  • Assolutamente il finale

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Kult Russell

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